Presidio contro la repressione

ISA
Comunicato del Collettivo Liceo artistico di Porta Romana
Giovedì 17 Dicembre, nella sede di Porta Romana, si terrà il Consiglio d’Istituto che deciderà la sorte di ALCUNI degli occupanti dell’Isa: esso dovrà discutere e decidere riguardo le proposte di sospensione della durata superiore a 15 giorni.
Più che decidere e discutere, però, questo consiglio APPROVERA’, visto che gli studenti scelti verranno sospesi a partire dal 15 Dicembre, due giorni prima della necessaria presa di posizione del Consiglio.

I provvedimenti disciplinari avranno la durata di 21 giorni (escluse le vacanze di Natale), nei quali i ragazzi saranno “allontanati dalla comunità scolastica” (senza quindi la possibilità di seguire le lezioni, partecipare alle assemblee o prendere parte al collettivo dentro la struttura).

Tutto questo in mancanza di prove che si possano chiamare tali: i nomi degli “occupanti” da punire sono stati presi basandosi su foto comparse sui social network, sulla partecipazione alle assemblee e sulla presenza all’incontro col sindaco Nardella avvenuto il 20 Novembre. Tali “prove” sono esse stesse una contraddizione,visto il fatto che nelle foto si vede chiaramente che non erano solo i 20-30 ragazzi sospesi ad essere attivi dentro l’edificio occupato.

CONTESTIAMO QUINDI IL MODO IN CUI SONO STATI SCELTI I RAGAZZI DA PUNIRE;

CONTESTIAMO L’INCOERENZA DELLA DIRIGENTE SCOLASTICA, CHE DOPO ESSERSI DIMOSTRATA DISPONIBILE AD AVVIARE UN SINCERO DIALOGO HA DECISO DI INNALZARE UN MURO TRA STUDENTI E CORPO DOCENTI;

CONTESTIAMO I CONSIGLI DI CLASSE, CHE DA TALI SONO FINITI AD ESSERE GROTTESCHI INTERROGATORI;

CONTESTIAMO IL TIPO E LA DURATA SCELTI PER I PROVVEDIMENTI, CHE LI PORTANO AD AVERE UN CARATTERE PURAMENTE REPRESSIVO QUANDO DOVREBBERO INVECE SERVIRE AD EDUCARCI;

NON SCORDEREMO I PROCESSI NELL’AULA 113.
QUESTA NON E’ L’EDUCAZIONE E LA DEMOCRAZIA CHE VI SIETE RIVENDICATI CON TANTO VANTO.
NO BUONA SCUOLA, NO PRESIDE SCERIFFO.

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CONTRO OGNI FORMA DI REPRESSIONE, L’ALBERTI NON CEDE!

DIGOS e Celere sgomberano una scuola occupata. Solidarietà agli studenti in lotta!
alberti
Giovedi 19 Novembre il Liceo Leon Battista Alberti di Firenze ha occupato l’edificio della sede di via San Gallo.
Contro una didattica fondata sul nozionismo sterile,contro presidi gendarmi, contro scuole di seria A,B eZ; contro un annichilirsi progressivo del senso critico,noi ci siamo ripresi i nostri spazi.
In continuita’ con un percorso di lotta già’ iniziato dal Liceo artistico di Porta romana, scegliamo di occupare non più’ adoperando la prassi che trasforma un gesto di protesta, in un atto di normale amministrazione che ne appiattisce i toni.
Dopo un’assemblea straordinaria terminata con un’occupazione, c’è stato chiesto di garantire lo svolgimento delle attività’ amministrative tramite un documento che sanciva inoltre il blocco della didattica. Ma la mattina seguente le porte dell’Istituto sono state trovate chiuse in seguito ad una decisione collettiva degli occupanti. Questo con la volontà’ di portare la protesta a più realtà’ fiorentine. Di fatto questo gesto ha portato maggiore visibilità’.
Le aggressioni fisiche di Venerdi mattina su alcuni studenti,le denunce contro gli studenti individuati come responsabili.
Le continue contrattazioni e minacce da parte della dirigenza non hanno intimorito gli animi degli occupanti, i quali anche nei giorni seguenti non hanno ceduto, continuando tra assemblee e laboratori artistici.

Oggi, 23 Novembre 2015, gli studenti erano disposti a permettere l’entrata del personale strettamente necessario a svolgere gli incarichi urgenti, ma la dirigenza non volendo scendere a compromessi con gli studenti ha fatto si che terminasse il dialogo con una risposta da parte degli studenti, che gridando “Non molleremo mai” hanno sottolineato il fatto di non voler chinare la testa di fronte alle intimidazioni. Intorno alle ore 14, ben dodici agenti della Digos sono entrati con prepotenza all’interno dell’edificio,identificando i presenti e facendoli uscire uno ad uno.
All’esterno della scuola erano presenti due camionette della celere.
Gli studenti, a poche decine di metri,hanno intonato un coro di protesta contro la polizia.
Una situazione del genere è inaudita.
La REPRESSIONE si è fatta sentire presumibilmente a causa della posizione strategica del Liceo, a meta’ strada tra questura e Palazzo Vecchio,dove il 25 Novembre si terra’ la riunione del vertice NATO.

Firenze deve reagire a questa provocazione di stampo fascista. Non si può’ accettare un fatto del genere. Oggi tocca agli studenti medi,domani potrebbe toccare agli studenti universitari, in lotta contro il nuovo ISEE. Abbiamo ricevuto massima solidarietà’ da parte di molte realtà’ fiorentine e non solo.

Rilanciamo per domani, alle ore 8, un presidio allargato a tutte le realtà’ presenti, davanti alla sede di via San Gallo in solidarietà’ e in condanna al gesto di repressione utilizzato troppo spesso per far tacere i sintomi di una rivolta’!!

ALBERTI OCCUPATO.

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Processo contro il movimento fiorentino

Il processo a carico del movimento fiorentino – 84 imputati, 542 capi di imputazione complessivi, da travisamento a danneggiamento a resistenza, fino alla associazione a delinquere – sta per concludersi.
Ascolteremo il 21 dicembre le richieste di condanna da parte del PM, faremo i conti poi con le pene che ci verranno comminate.
Ma quello che ci interessa ora è dare un senso politico a questa gigantesca operazione repressiva, e costruire il massimo della solidarietà intorno agli imputati, rivendicando tutto quello che il movimento fiorentino, nelle sue varie articolazioni, ha messo in campo in quegli anni, 2009-2011, su cui si incentra il processo, ma anche dopo, visto che le denunce e i provvedimenti restrittivi non si sono certo fermati.
Per questo stiamo preparando una mobilitazione unitaria di piazza che si svolgerà all’indomani delle richieste di condanna. Per valutare il significato complessivo del processo è necessario ripercorrere le lotte, le mobilitazioni, le vertenze aperte in quegli anni, e la conseguente reazione dello stato, sempre più dura, sempre più decisa attraverso forze dell’ordine e magistratura a tentare di cancellare ogni forma di contestazione e antagonismo.
Molti erano i fronti aperti in quegli anni, dalle mobilitazioni contro la “riforma” Gelmini alla campagna contro i CIE, dalle lotte per la casa alla vigilanza antifascista, dalle proteste del mondo del lavoro contro il “modello Marchionne” alla solidarietà internazionale. Molti sono gli stessi fronti aperti ancora oggi, in forme diverse. Perchè ci hanno provato, ma non ci hanno cancellato.

Materiali:
Dossier Tutti Liberi (2011)
Comunicato 2011
Il clima repressivo a Firenze: riflessioni su contesto, ruoli e responsabilità

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Pagine contro la tortura

41bis=torturaAppello per la campagna

Circa il divieto di ricevere dall’esterno libri e stampe d’ogni genere nelle sezioni 41bis

“Nel tempo le istituzioni hanno allevato funzionari che ritengono naturale questo sistema di barbarie. Quando si eleva il meccanismo della mostrificazione a ’normale’ strumento di repressione, la tortura di varia natura diventa burocrazia quotidiana”. (Da una lettera di un detenuto rinchiuso nel nuovo carcere di Massama, Oristano, giugno 2015).

Da alcuni mesi chi è sottoposto al regime previsto dall’art. 41bis dell’ordinamento penitenziario (o.p.) non può più ricevere libri, né qualsiasi altra forma di stampa, attraverso la corrispondenza e i colloqui sia con parenti sia con avvocati: i libri e la stampa in genere si possono solo acquistare tramite autorizzazione dell’amministrazione. È un’ulteriore censura, una potenziale forma di ricatto, in aggiunta alle restrizioni sul numero di libri che è consentito tenere in cella: solo tre.

Nel novembre 2011 una circolare del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: il dipartimento del ministero della Giustizia preposto al governo delle carceri italiane) impose questa restrizione, ma fu bloccata da reclami di alcuni prigionieri e prigioniere accolti nelle ordinanze di alcuni giudici di sorveglianza. I ricorsi opposti da almeno tre pubblici ministeri contro queste ordinanze furono confermati in Cassazione. Infine una sentenza della suprema Corte del 16 ottobre 2014 ha dato ragione al DAP, rendendo così definitiva questa nuova odiosa restrizione.

Il regime di 41bis è il punto più rigido della scala del trattamento differenziato che regola il sistema carcerario italiano.

Adottato trent’anni fa come provvedimento temporaneo, di carattere emergenziale, si è via via stabilizzato e inasprito. In questa condizione detentiva ci sono oggi ben oltre 700 prigionieri e prigioniere, fra i quali una compagna e due compagni rivoluzionari, trasferiti in queste sezioni da dieci anni. Il 41bis è attualmente in vigore in 13 sezioni all’interno di carceri sparse in tutt’Italia: Cuneo, Novara, Parma, Opera-Milano, Tolmezzo-Udine, Ascoli Piceno, Viterbo, Secondigliano-Napoli, Terni, Spoleto, L’Aquila, Rebibbia-Roma, Bancali-Sassari (entrata in funzione all’inizio di luglio 2015).

Il 41bis prevede:

– isolamento per 23 ore al giorno (soltanto nell’ora d’aria è possibile incontrare altri/e prigionieri/e, comunque al massimo tre, e solo con questi è possibile parlare);

– colloquio con i soli familiari diretti (un’ora al mese) che impedisce per mezzo di vetri, telecamere e citofoni ogni contatto diretto;

– esclusione a priori dall’accesso ai “benefici”;

– utilizzo dei Gruppi Operativi Mobili (GOM), il gruppo speciale della polizia penitenziaria, tristemente conosciuto per i pestaggi nelle carceri e per i massacri compiuti a Genova nel 2001;

– “processo in videoconferenza”: l’imputato/a detenuto/a segue il processo da solo/a in una cella attrezzata del carcere, tramite un collegamento video gestito a discrezione da giudici, pm, forze dell’ordine, quindi privato/a della possibilità di essere in aula;

– la censura-restringimento nella consegna di posta, stampe, libri.

Questa tortura quotidiana è finalizzata a strappare una “collaborazione”, cioè a costringere, chi la subisce, alla delazione. Nessun fine, quindi, legato alla sicurezza quanto piuttosto all’annientamento dell’identità e personalità. Ciò è ancora una volta dimostrato attraverso l’applicazione di quest’ultima ennesima restrizione, visto che leggere e scrivere rappresenta da sempre l’unica forma di resistenza alla deprivazione sensoriale a cui sono quotidianamente sottoposti tutti e tutte le detenute.

Le leggi e le norme di natura emergenziale, col passare del tempo, si estendono cosicché ogni restrizione adottata nelle sezioni a 41bis prima o poi, con nomi e forme diverse, penetra nelle sezioni dell’Alta Sicurezza e in quelle “comuni”, contro chi osa alzare la testa.

Lo dimostra la generalizzazione di norme “trattamentali” eccezionali, quali per esempio: l’uso massiccio dell’isolamento punitivo disposto dall’art. 14-bis o.p. (*), che può essere prorogato anche per parecchi mesi consecutivi, in “celle lisce” e spesso isolate all’interno dell’istituto; o la “collaborazione” (di fatto) quale condizione essenziale per poter accedere a un minimo di possibilità “trattamentali” (socialità, scuola, lavoro); oppure la censura (di fatto) della corrispondenza e la limitazione del numero di libri o vestiti che è possibile tenere in cella.

Una società che sottostà al ricatto della perenne emergenza, alimentata da banalizzazioni ed allarmismi, si rende consenziente alle vessazioni e torture di cui il blocco dei libri è solo l’ultimo, più recente tassello. Individuiamo nel Dap il diretto responsabile e l’obbiettivo verso cui indirizzare le proteste: D.A.P. – Largo Luigi Daga n. 2 – 00164 Roma; centralino: 06 665911; Ufficio detenuti alta sicurezza mail: dg.detenutietrattamento.dap@giustizia.it telefono: 06 665911 fax: 0666156475. Tartassiamoli di telefonate, email, cartoline…e chi più ne ha, più ne metta! Chiediamogli conto di quanto hanno messo in pratica!

È altresì importante promuovere una campagna di sensibilizzazione e iniziativa di tutte e tutti coloro che operano nel mondo della cultura: librerie, case editrici, di appassionati/e della lettura, scrittori e scrittrici, viaggiatori tra le pagine, ecc., volta al ritiro del vessatorio divieto di ricevere libri.

In particolare, al fine di fare pressione sulle autorità competenti ed estendere la solidarietà, invitiamo tutte le realtà a spedire cataloghi, libri, riviste, ecc, presso le biblioteche delle carceri in cui sono presenti le sezioni a 41bis (per gli indirizzi delle carceri clicca qui) e ai detenuti e alle detenute che di volta in volta ne faranno richiesta.

Informazioni utili allo sviluppo della campagna si trovano in rete a questo indirizzo:

http:/paginecontrolatortura.noblogs.org/. Il blog servirà da strumento di aggiornamento, coordinamento e documentazione. Chiunque aderirà alla campagna, per esempio con la spedizione di libri, ma anche con iniziative autonome, sarà bene che lo comunichi al seguente indirizzo di posta elettronica, cosicché sarà più semplice avere il polso della situazione su ciò che si sta, o meno, muovendo: paginecontrolatortura@inventati.org

Un’esperienza simile fu fatta nel 2005, quando l’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli limitò il numero di libri tenibili in cella, nella sezione a “Elevato Indice di Vigilanza” (equivalente all’attuale “Alta Sicurezza 2”) del carcere di Biella. Grazie alla campagna “Un libro in più di Castelli” si sviluppò un’intensa attività che interessò numerose città italiane, basata sulla raccolta e la spedizione di libri nel carcere piemontese, che sfociò in una partecipata manifestazione sotto le sue mura. La limitazione dei libri fu infine ritirata.

Quest’appello vuole essere diretto e ampio, tanto quanto reclama la libertà, la lotta per viverla, nemica di ogni forma di prevaricazione e sfruttamento.

Il carcere non è la soluzione, ma parte del problema.

Sommergiamo di libri le carceri, evitiamo che si metta in catene la cultura!

AGOSTO 2015 – CAMPAGNA “PAGINE CONTRO LA TORTURA”

(*) Art.14-bis
Regime di sorveglianza particolare.

Possono essere sottoposti a regime di sorveglianza particolare per un periodo non superiore a sei mesi, prorogabile anche più volte in misura non superiore ogni volta a tre mesi, i condannati, gli internati e gli imputati:
a) che con i loro comportamenti compromettono la sicurezza ovvero turbano l’ordine negli istituti;
b) che con la violenza o minaccia impediscono le attività degli altri detenuti o internati;
c) che nella vita penitenziaria si avvalgono dello stato di soggezione degli altri detenuti nei loro confronti. …

Art.14-quater
Contenuti del regime di sorveglianza particolare

Il regime di sorveglianza particolare comporta le restrizioni strettamente necessarie per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza, all’esercizio dei diritti dei detenuti e degli internati e alle regole di trattamento previste dall’ordinamento penitenziario.
L’amministrazione penitenziaria può adottare il visto di controllo sulla corrispondenza, previa autorizzazione motivata dell’autorità giudiziaria competente.
Le restrizioni di cui ai commi precedenti sono motivatamente stabilite nel provvedimento che dispone il regime di sorveglianza particolare.
In ogni caso le restrizioni non possono riguardare: l’igiene e le esigenze della salute; il vitto; il vestiario ed il corredo; il possesso, l’acquisto e la ricezione di generi ed oggetti permessi dal regolamento interno, nei limiti in cui ciò non comporta pericolo per la sicurezza; la lettura di libri e periodici; le pratiche di culto; l’uso di apparecchi radio del tipo consentito; la permanenza all’aperto per almeno due ore al giorno salvo quanto disposto dall’articolo 10; i colloqui con i difensori, nonché quelli con il coniuge, il convivente, i figli, i genitori, i fratelli.

(Non cita mai la “misura” dell’isolamento, che invece è la prima ad essere impiegata e la più grave.)

Per saperne di più:
Pagine contro la tortura
Dossier 41 bis
Il carcere speciale in Italia

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