Basta diveti! Libertà di dissenso!

mussolinianchenoVenerdì 13 Maggio – al Polo Universitario di Novoli – sarà una giornata di mobilitazione antifascista e contro la guerra, a partire dal presidio per contestare la decisione di invitare all’università Alessandra Mussolini, per parlare di temi delicati come “immigrazione e terrorismo”.

La Questura di Firenze ha di fatto vietato al presidio antifascista di poter manifestare il proprio dissenso nella piazza davanti all’edificio dove si svolgerà l’iniziativa. In nome della libertà di espressione, Rettore e Presidi si lasciano strumentalizzare, concedendo spazi alla retorica fascista e guerrafondaia, mentre permettono la militarizzazione dell’università, volta a limitare la libertà di dissenso degli/delle student*.
È l’ennesimo tentativo di limitare l’agibilità politica alle manifestazioni di protesta e opposizione a Firenze: ricordiamo il divieto di percorrere i viali in corteo o quello di entrare in Piazza della Signoria il 9 aprile scorso, in occasione del corteo partecipato da più di tremila persone in solidarietà agli 86 imputati nel processo contro il movimento fiorentino.
Rifiutiamo la logica dei divieti, atta soltanto ad innalzare la tensione ed a criminalizzare la protesta, riducendola ad un problema di ordine pubblico.
Rivendichiamo invece il diritto di contestare chi predica odio, fascismo e guerra all’interno dell’università ed a muoverci liberamente all’interno del nostro polo.
Invitiamo quindi tutte e tutti al presidio antifascista di Venerdì 13 Maggio alle ore 09.30 davanti alla Biblioteca delle Scienze Sociali – Polo di Novoli ed a partecipare alla giornata di lotta, solidarietà e socialità che proseguirà fino a sera.

Collettivo Politico Scienze Politiche

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Processo 15 ottobre: 15 condanne per un totale di 61 anni di reclusione

15ottobre215 ottobre 2011: migliaia di persone scendevano in piazza; la crisi economica, le politiche di austerità, la precarietà e l’inaccessibilità dei luoghi di formazione si facevano sempre più stringenti. Tanti e tante animavano quel corteo contro la retorica della crisi e contro le ricette che il capitalismo si è dato per “uscirne”: quel giorno non si poteva, non si voleva trattenere la rabbia. Quel giorno la rabbia di tantissime persone e’ esplosa, resistendo anche a cariche e caroselli della polizia che attraversavano piazza San Giovanni.
Oggi, a 5 anni di distanza, e’ arrivata la sentenza che chiude il primo grado di giudizio del processo a carico di 17 persone che presero parte a quella giornata.
Un processo che, in tutti i suoi passaggi, si e’ palesato come essenzialmente politico (più che giuridico), a cominciare dalle imputazioni e dall’ impianto accusatorio, per finire con l’atteggiamento in aula del pubblico ministero e il tenore della sua requisitoria.
La sentenza (escludendo due assoluzioni) commina pene che vanno dai tre mesi ai nove anni di reclusione, cui si aggiungono, per alcuni, la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni. Danni che sono stati liquidati per 80.000€ a favore del ministero della difesa, 80.000€ al ministero dell’interno, 40.000€ al ministero dell’economia, 60.000€ a Roma capitale e 20.000€ ad A.m.a. E’ stata poi disposta la trasmissione degli atti alla procura di Roma che dovrà valutare l’atteggiamento delle forze dell’ordine, più volte sottolineato dagli avvocati difensori e indicato come eccessivo e sconfinante nell’abuso di potere.
L’intento e’ chiaro: punire alcuni per reprimere tutti. Condannarne 15 per fermare tutti gli altri. Ma la rabbia che quel giorno animava il corteo non può essere arrestata ne’ archiviata con una sentenza. Per quanto questo sistema provi a darsi degli strumenti (giuridici o economici) per escludere, marginalizzare e reprimere, noi continueremo sempre ad alzare la testa.
Libere tutte, liberi tutti!

Solidarietà da Firenze

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Roma: Idranti e manganelli contro il diritto all’abitare

Un prefetto è per sempre. Nel senso che non intende la materia sociale che è stato chiamato – come “commissario” – a governare.E quindi il facitore dell’expo, quel Tronca inviato da Renzi per sgomberare tutto lo sgomberabile (anche l’altro prefettom Gabrielli, promosso e rimosso a capo della polizia), ha proceduto anche oggi come il meno illuminato dei burocrati (è un eufemismo, lo sappiamo…).
roma-12-maggio
E quindi; cariche della polizia con gli idranti per sgomberare piazza del Campidoglio dove era in corso la manifestazione dei movimenti per casa.

“Piazza della dignità”. Questo lo striscione era stato appeso sulla facciata del Campidoglio, mentre centinaia di attivisti dei movimenti per la casa “assediavano” la piazza con scatole di cartone, ombrelli e fumogeni. Nulla di violento, solo metafore di un conflitto dai rapporti di forza squilibrati.

Un tentativo dei manifestanti di salire sulla scalinata del palazzo Senatorio, frenato senza grosse tensioni, sembrava preludere a una normalizzazione del clima, con le forze dell’ordine che continuavano a presidiare l’intera area con un cordone di agenti ed un paio di camionette.

Sui cartelli gli slogan della protsta: “I nostri diritti non sono temporanei”, “stop degli sfratti”, “casa, reddito, dignità”, ecc.

“Da parte del prefetto Tronca c’è l’ennesima chiusura nei nostri confronti. Non vuole riceverci e dunque noi resteremo qui in piazza a manifestare”. Con queste parole Luca Fagiano riassumva una situazione di fatto bloccata. “Il commissario non vuol sentire parlare di confronto e tira dritto sugli sgomberi. Noi da qui non ci muoviamo, la gente è esasperata”.

Poi le cariche, con grande uso di idranti. A dimostrazione di un potere cieco e privo di intelligenza.

da contropiano

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Modena. Violento sgombero, decine di famiglie in mezzo alla strada

modena11mag016Dalle 7 di questa mattina sono iniziate le operazioni di sgombero degli stabili occupati a scopo abitativo nel centro storico di Modena e dello Sportello La Rage- spazio Guernica. Gli stabili occupati da circa 60 persone tra donne, uomini e bambini, sono l’ex-caserma di via S. Eufemia e lo stabile di via Bonacorsa. Un triplice sgombero che il sindaco del Pd di Modena Muzzarelli ha ordinato con i manganelli di polizia e carabinieri.

Dopo le proteste verbali e i tentativi di fare cordone per impedire lo sgombero, intorno alle 11.30 ci sono state cariche e incidenti con alcuni contusi in piazzale Redecocca dove sono ospitati alcuni uffici comunali. La notizia è stata data via social network dagli occupanti con un appello a tutti i simpatizzanti a recarsi presso gli stabili, che si trovano nel cuore del centro storico di Modena, per cercare di impedire che le autorità e le forze dell’ordine possano dare seguito a questa operazione. Ad effettuare le operazioni di sgombero diverse decine di agenti della polizia in tenuta anti sommossa che sono entrati negli edifici sfondando porte (Una bambina ferita durante lo sfondamento di una porta) per poi procedere allo sgombero violento delle famiglie che si trovavano all’interno. I molti solidali che sono accorsi, alla richiesta di effettuare insieme i colloqui con gli assistenti sociali, la polizia ha caricato violentemente, causando diversi feriti.

Dopo un corteo spontaneo, compagne, compagni e occupanti sono arrivati sotto il Comune di Modena, agli uffici degli assistenti sociali, in piazza Redecocca, reclamando soluzioni abitative per le decine di persone sbattute in strada e sotto la pioggia. Dopo le violente cariche, si registrano numerose persone ferite, di cui qualcuna in maniera grave.
(Infoaut)

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SOLIDARIETA’ AGLI IMPUTATI DEL PROCESSO PER IL 15 OTTOBRE 2011

15ottobre
Il prossimo giovedì 12 maggio a Roma potrebbe svolgersi l’ultima udienza del processo di 1° grado che riguarda 17 compagne e compagni imputati per i fatti del 15 ottobre 2011. L’accusa ha richiesto complessivamente 115 anni di carcere,con un massimo di 11 anni per un manifestante. Fra le imputazioni quella di devastazione e saccheggio, inasprito negli anni ’90 rispetto a quanto il sistema democratico aveva ereditato dal Codice Rocco del ventennio fascista, sempre più spesso utilizzata come strumento di contrasto della conflittualità di piazza.
Il 15 ottobre decine di migliaia di persone scesero in piazza a Roma per dare una decisa risposta alle politiche di austerità messe in campo dai governi italiano ed europei,alla ferocia del dominio di classe che queste politiche determinavano.
Le “ forze dell’ordine”, schierate massicciamente a difesa dei “palazzi del potere”, sono intervenute violentemente a fronte delle esplosioni di rabbia che si sono prodotte in vari spezzoni del corteo, fino ai caroselli selvaggi in piazza San Giovanni senza che alcun varco fosse lasciato per far defluire i manifestanti.
La macchina della repressione si è subito messa in moto con estrema durezza: oltre alle cariche e ai fermi con una pesante campagna mediatica di criminalizzazione. Puntualmente sono partiti i tentativi di dividere il movimento in buoni e cattivi, fino a comportamenti di aperta delazione messi in pratica anche da soggetti che pure erano in piazza quel 15 ottobre.
Anche con questo dobbiamo fare i conti: con quanto una parte “dei movimenti”, avendo cancellato la repressione dalla propria agenda e dal proprio dibattito per decenni quasi fosse un tabú, sia impreparato ad affrontare non solo la strategia repressiva nel suo complesso ma anche la singola operazione repressiva.
Questi meccanismi li conosciamo bene, li abbiamo ritrovati dopo Genova, dopo il corteo del 1 maggio 2015 a Milano e dopo la manifestazione antifascista di Cremona o in molti episodi anche minori che viviamo nelle nostre città.
Meccanismi ripetutamente utilizzati anche contro il movimento NoTAV che peró ha saputo rispondere agli attacchi della controparte facendo vivere la solidarietà nella lotta contro il TAV e sviluppando iniziative contro la repressione fuori e dentro i tribunali e davanti alle carceri. Anche a questo dobbiamo la sua forza e la sua longevità.
In una realtà dominata dalla violenza del capitale e dello sfruttamento, dall’ingiustizia e dalla diseguaglianza, in cui i meccanismi repressivi e legalitari sono strumenti per il mantenimento del dominio di classe, non possiamo che affermare con forza la nostra solidarietà nei confronti dei 17 imputati nel processo di Roma, di chi lotta e di chi subisce quella repressione, a Cremona, a Milano, in Val di Susa,così come verso gli 86 imputati del processo ai movimenti fiorentini che arriverà a sentenza prossimamente.
LA LOTTA È L’UNICA VIA, SOLIDARIETÀ!
Collettivo contro la repressione Firenze
CPA Firenze sud
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos Campi B.
Collettivo Politico Scienze Politiche Firenze

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Presentazione di Cos’è il carcere di Salvatore Ricciardi

carcere_ricciardi

intro Ricciardi 1 Ricciardi 2 Ricciardi 3

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“LA LOTTA CONTRO IL CARCERE E’ PARTE DELLA PARTITA INFINITA PER LA CONQUISTA DELLA LIBERTA’”

locandina ricciardiNella costante e progressiva ristrutturazione in senso autoritario degli apparati dello Stato il sistema repressivo gioca un ruolo fondamentale per il mantenimento ed il rafforzamento del potere da parte della classe dominante.
Il carcere è fattore determinante di questo sistema, sempre più luogo di separatezza, di confinamento di ogni devianza, diversità, non omologazione ai canoni sociali dominanti, di ogni marginalità e radicalità, di esclusione totale degli indesiderabili.
In cui si innalza costantemente il livello di coercizione: isolamento, sezioni Alta Sorveglianza, 41 bis.
Ma il carcere è lo specchio di quello che succede ovunque, la punta più avanzata di un sistema di dominio e sopraffazione.
La resistenza e la ribellione contro una condizione inaccettabile parte dalla consapevolezza del carattere fortemente politico, e sostanzialmente di classe, dell’attuale ordinamento.

VENERDI’ 11 MARZO ore 21,30

CANTIERE SOCIALE CAMILO CIENFUEGOS

COLLETTIVO CONTRO LA REPRESSIONE FIRENZE

presentazione del libro

COS’E’ IL CARCERE

di SALVATORE RICCIARDI

a seguire concerto di SIGNOR K

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Solidarietà ai compagni di Padova

CRIMINALE È CHI SFRATTA E LASCIA LE CASE VUOTE!

12729046_1100096873347876_3737170374295067014_nLa mattina del 18 febbraio dalle 6.30 sono state eseguite dalla Questura di Padova perquisizioni abitative e corporali tra Padova, Schio (Vi) e Cagliari nei confronti di 11 compagni del Comitato di Lotta per la Casa, attivi anche nella radio web RadiAzione e all’interno dell’Associazione culturale N. Pasian.

Queste si sono tramutate in 11 misure cautelari tra cui: 4 arresti domiciliari, 2 divieti di dimora e 5 obblighi di firma. Inoltre senza alcun avviso è stata sigillata con un portone di metallo la sede di Piazza Toselli, storico punto di riferimento a Padova e in particolare del quartiere, in cui si sono sempre svolte le attività dello sportello antisfratto del Comitato di Lotta per la Casa, dell’Asd Quadrato Meticcio, del doposcuola, dell’associazione N. Pasian, della Boxe Popolare Chinatown, della biblioteca del Centro di Documentazione C. Giacca e della web radio RadiAzione (a cui è stata requisita tutta la strumentazione). Attualmente la stessa sede è stata posta sotto sequestro.

L’accusa è quella di associazione a delinquere. Negli ultimi anni il reato associativo è stato sempre più utilizzato perchè consente, da una parte di incarcerare e dare misure cautelari preventive, così di allontanare dalle lotte dei compagni attivi, e dall’altra di allargare il raggio d’azione dell’inchiesta coinvolgendo anche strutture, sedi fisiche e strumenti di propaganda come per RadiAzione. I fatti specifici constano di numerosi picchetti antisfratto ed alcune occupazioni abitative. La costruzione accusatoria però parla di un’organizzazione criminale, capace di circuire persone straniere e, fingendo di erogare loro un servizio inerente alla loro problematica abitativa, prima fidelizzarle e in seguito spingerle a occupare inconsapevolmente un alloggio. Il Comitato, sempre secondo l’accusa, si serviva di RadiAzione come strumento per “promuovere le proprie attività criminali”.

Questa è la costruzione messa in piedi dalla Digos e commissionata da coloro che nell’edilizia residenziale pubblica vedono l’ennesimo bacino di speculazione da dove poter succhiare quei sempre più risicati margini di guadagno che la crisi del sistema produttivo ed economico ancora concede. Dal momento che le istituzioni non vogliono dare risposte serie alle problematiche sociali tipiche dei quartieri popolari (e chiunque conosca le condizioni in cui versano le case Ater non farà fatica a credere a queste parole), si cerca di risolverle reprimendo e criminalizzando le realtà politiche identificate come capaci di focalizzare la rabbia diffusa che in tali quartieri si respira. Ed ecco che chi lotta per evitare che persone in difficoltà vengano buttate fuori di casa (perché ree di morosità incolpevole) diventa un criminale. Chi aiuta famiglie, costrette a vivere in auto, ad occupare alloggi lasciati colpevolmente vuoti dall’Ater in attesa di poterli svendere all’asta al palazzinaro di turno, viene arrestato e una radio che denuncia la situazione di miseria a cui sempre più persone sono costrette, pur di garantire la ricchezza dei soliti pochi, viene fatta tacere.

La pronta e grande solidarietà mostrata sin da subito dagli abitanti del quartiere e da moltissime realtà in tutta Italia evidenzia quanto queste menzogne si scontrino ogni giorno di più con le contraddizioni palesi della società in cui viviamo. Una società strozzata dalla crisi economica irreversibile, che per mantenere inalterati i propri profitti promuove misure antipopolari tagliando istruzione e sanità, allungando i termini per le pensioni, riducendo e privatizzando sempre più i servizi sociali come i trasporti, precarizzando ulteriormente il mondo del lavoro e speculando sull’edilizia residenziale pubblica. Tutto ciò a fronte del costante rifinanziamento degli investimenti bellici, espressione della tendenza alla guerra sempre più marcata e che spesso si intreccia sul fronte interno con l’apparato repressivo dello stato.

Per continuare con le riforme “dei sacrifici”, la classe dirigente necessita di un clima di pace sociale e di tenere a freno il malessere popolare che, invece, aumenta sempre più e in tutta la penisola. Questo fine lo persegue con l’inasprimento della repressione e l’attacco verso le diverse forme di lotta che maturano in tale contesto, sia attraverso inchieste giudiziarie che con il manganello della polizia, com’è successo nei giorni scorsi ai lavoratori della logistica della Bormioli in lotta per il proprio posto di lavoro. Questo è un attacco rivolto a tutta una classe sociale e non solo agli 11 indagati; perché quella che loro identificano come “un vero e proprio sodalizio criminale, strutturato e organizzato in maniera stabile” è una realtà impegnata nella costruzione di un tessuto sociale capace di rispondere in maniera autorganizzata alle proprie esigenze, senza bisogno di andare ad elemosinare le briciole dalla giunta di turno, magari in cambio di qualche voto in più. Questo tessuto ci conosce, e sa bene che i veri criminali sono quelli che, in nome della ripresa, propongono ricette fatte di supersfruttamento, stipendi da fame e licenziamenti indiscriminati e poi, quando non si hanno abbastanza soldi per pagare loro un affitto, mandano la polizia a buttarti fuori di casa. Le accuse che ci muovono le rimandiamo al mittente, consci che se è successo tutto questo è perché hanno paura e noi dal canto nostro non abbiamo intenzione di smettere di fargliene. Giovedì abbiamo salutato compagni determinati e con la rabbia negli occhi e siamo e saremo sempre pronti a raccoglierne il testimone.

Per questo l’appuntamento musicale del venerdì in Piazza Toselli verrà mantenuto e ci prenderemo le strade del quartiere per portarlo avanti.
Per questo continueremo a lottare.
Abbiamo bisogno del sostegno di tutti e tutte. Le istituzioni hanno dato la loro risposta a chi chiedeva uguaglianza sociale, adesso è il momento di dare la nostra.

SOLIDARIETÀ A TUTTI I COMPAGNI DEL COMITATO DI LOTTA PER LA CASA LE LOTTE NON SI ARRESTANO!

SABATO 27, ORE 16, PIAZZETTA CADUTI DELLA RESISTENZA CORTEO A SOSTEGNO DEI COMPAGNI INDAGATI

Comitato di Lotta per la casa, redazione di RadiAzione.info, Associazione Culturale N. Pasian, Mensa Marzolo Occupata, Centro di documentazione C. Giacca, Collettivo Universitario RedAnt

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Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

antifa nightVenerdì 19 tutti al K100 per parlare di antifascismo e repressione, da Firenze a Mosca
Discussione aperta su repressione e controllo nelle strade, negli stadi, a scuola, sul lavoro.
Serata benefit a sostegno delle spese legali peer il processo contro 86 compagni/e del movimento fiorentino

e dopo…
MOSCOW DEATH BRIGADE + LAFURIA live @ K100!
Solidali con gli 86 imputati – Solidali con gli antifa’ russi!

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APPELLO ALLA SOLIDARIETÀ PER I COMPAGNI E LE COMPAGNE IMPUTATI NEL PROCESSO CONTRO IL MOVIMENTO FIORENTINO

processoneA Firenze siamo ormai giunti alle battute finali del primo grado nel processo contro il movimento fiorentino.
Il processo è frutto di un’inchiesta aperta dalla procura fiorentina nel 2009 che formulò l’ipotesi del reato di associazione a delinquere applicata alle lotte politiche e sociali.
L’utilizzo del reato associativo ha permesso l’autorizzazione di intercettazioni ambientali e telefoniche, ha sancito il prolungamento delle indagini fino a quasi due anni determinando l’allargamento dell’inchiesta dal contesto studentesco da cui era partita, nello specifico dallo Spazio liberato 400 colpi, a tutte le altre mobilitazioni che stavano investendo il territorio come quella contro la costruzione di un CIE in Toscana, quella antifascista fino alle lotte dei lavoratori.

L’utilizzo del reato associativo è servito poi per alimentare la campagna mediatica di criminalizzazione del movimento e soprattutto ha legittimato le successive misure cautelari.
Il 4 maggio 2011 scattò la prima operazione di polizia che portò a diverse perquisizioni e ai primi arresti.
Nelle settimane successive l’inchiesta si allargò alle manifestazioni che furono organizzate per rispondere all’attacco repressivo. Il 13 giugno si arrivò così alla seconda operazione di polizia che portò ad un totale di 86 compagni imputati nel processo di cui 35 sottoposti a misura cautelare tra arresti – uno in carcere gli altri ai domiciliari – e obblighi di firma.

Pertanto le realtà, i collettivi e le strutture firmatarie di questo APPELLO alla SOLIDARIETÀ lanciano una campagna di mobilitazione:

1. Affinché del processo si parli e si faccia parlare il più possibile di modo che si crei coscienza, consapevolezza e la repressione non possa agire nel silenzio.

2. Perché sia chiaro che chi lotta per la difesa dei propri diritti e più in generale per la costruzione di una società di eguali senza più guerra, razzismo e sfruttamento non sarà mai lasciato solo di fronte alla repressione con cui facciamo i conti quotidianamente: divieti, denunce, cariche, provocazioni, sgomberi e arresti sono ormai all’ordine del giorno.

3. Per arrivare ad una manifestazione di piazza il 9 APRILE 2016 ALLE ORE 15.30 IN PIAZZA SANTA MARIA NOVELLA A FIRENZE che sia un momento di espressione UNITARIA di solidarietà nei confronti degli 86 compagni e compagne imputati.

Centro Popolare Autogestito fi-sud
Movimento di Lotta per la Casa
Collettivo Politico Scienze Politiche
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos – Campi Bisenzio
Occupazione Corsica 81
Assemblea contro la metropoli
Rete dei Collettivi fiorentini
Confederazione Cobas Firenze
CUB Firenze
Clash City Workers – Firenze
Per un’altra Città
Collettivo contro la repressione – Firenze
La Polveriera
nEXt Emerson
Partito Comunista dei Lavoratori – Firenze
Comitato Comunista Fosco Dinucci – Firenze
Partito Comunista – Firenze
Prc – Firenze
Giovani Comunisti – Firenze

per info e adesioni: processo86firenze@hotmail.co
https://www.facebook.com/events/1502726846722412/

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